Scritto da Denis sul newsgroup it.discussioni.animali.cani Molte persone considerano la catena come un maltrattamento. Forse in alcuni casi lo è. Ma spesso è una presa di posizione frutto di preconcetti o si ripete quanto sentito o letto, senza capire veramente quanto e come la catena possa recare pregiudizio al cane, e perché la catena nuoccia e il recinto no, sebbene la maggior parte delle catene, per quanto corte, lascino più spazio a disposizione rispetto a un recinto di media grandezza. A volte capita, nelle nostre campagne o nelle zone a bassa concentrazione di traffico, di incontrare qualche cagnetto vagante. Avete mai notato il comportamento del cane all'avvicinarsi di un estraneo? La maggior parte non si lascia toccare e, se ci avviciniamo oltre una certa distanza, scappa. Altri sono indifferenti se ignorati, ma mostrano una reazione aggressiva, abbaiando, quando percepiscono che abbiamo intenzione di avvicinarli. Ci sono differenze tra cane e cane. I più socievoli si lasciano sfiorare e prendono confidenza dopo poco, semmai ribellandosi solo se cerchiamo di afferrarli. I meno socievoli non si lasciano neppure avvicinare e non permettono che la distanza che ci separa scenda al di sotto di un certo limite, proprio come un passerotto che mangia tranquillamente il pane a pochi metri da noi, spicca il volo se ci avviciniamo troppo. Se impossibilitati a fuggire (per esempio da una recinzione) anche i cani più miti o colti di sorpresa possono ribellarsi aggredendo, come un ratto intrappolato in un angolo. In tutti gli animali (selvatici e non) e quindi anche nel cane, possiamo infatti stabilire una distanza di sicurezza, superata la quale si innesca una reazione di fuga. All'interno di questa, possiamo altresì stabilire una distanza di attacco, oltre la quale l'animale aggredisce l'estraneo come ultima difesa, quando non vede più alternative di fuga. Cosa c'entra tutto questo con la catena? C'entra eccome. Queste distanze infatti possono essere modificate dall'uomo, quando questi costringe l'animale a vivere in un ambiente diverso dal normale. Sia la catena che il recinto, possono modificare queste distanze nella mente del cane, ma lo fanno in modo opposto. Il recinto, infatti, aumenta la distanza di sicurezza. I cani percepiscono di non potere oltrepassare il recinto, ma al tempo stesso, hanno la convinzione che chi sta fuori non può entrare. Si sentono imprigionati, ma protetti al tempo stesso: per loro, ciò che è immediatamente di là dal recinto, è come se fosse a due kilometri di distanza. Capita per esempio di vedere piccoli cani abbaiare con molta sicurezza e in modo molto aggressivo a gigantoni che potrebbero mangiarli in un sol boccone, quando questi stanno dall'altra parte di una recinzione. Questo comportamento è dovuto al fatto che i cani sono ben consci di essere protetti dalla rete. Se, per magia, si improvvisamente la rete sparisse, l'atteggiamento cambierebbe. I cagnetti indietreggerebbero, l'abbaio si trasformerebbe in uno squittio, la coda si abbasserebbe e tutta l'arroganza diverrebbe presto sottomissione. Per lo stesso motivo, altri cani, molto sicuri di sé, si mostrano pacifici e indifferenti dietro i cancelli della proprietà. Ma non provate ad aprire il cancello ed entrare. La loro tranquillità è perché vi ritengono lontanissimi e fuori pericolo, al di là delle sbarre, che considerano come un limite invalicabile. Una volte entrati, potreste invece già essere al di sotto della distanza d'attacco. La catena, al contrario ha l'effetto di accorciare la distanza di sicurezza. Il cane si rende conto di non poter scappare e di essere maggiormente vulnerabile da minacce provenienti dal mondo esterno. La catena genera insicurezza, per cui ciò che è a due kilometri di distanza è come fosse dietro l'angolo. Per questo molti cani sono molto più vigili, quando sono legati e abbaiano a persone molto distanti, che in libertà, ignorerebbero. I meno coraggiosi, mostrano un comportamento di estrema sottomissione all'avvicinarsi di chiunque: consci di non poter fuggire, si cautelano placando per quanto possibile eventuali reazioni aggressive degli estranei. Molti altri, invece, diventano oltremodo mordaci. Quando un estraneo è nell'area raggiungibile dalla catena, è già sotto la distanza di attacco. L'influenza della catena sul carattere del cane, è quindi diversa a seconda del coraggio, della socievolezza, aggressività, vigilanza del cane e altri parametri ancora. Ci sono cani molto timidi che ne risentono notevolmente, arrivando a sviluppare problemi come minzione da sottomissione, paure innate con inattuabilità di qualsiasi tipo d'addestramento. Altri divengono troppo aggressivi e pericolosi. Ma ve ne sono alcuni che tollerano meglio e, in situazioni ambientali particolari che rendono impraticabile ogni altra soluzione, non credo si debba rinunciare al cane "solo per non tenerlo a catena". Bisogna valutare molto bene le possibili conseguenze e cercare di adeguare per quanto possibile le esigenze pratiche con la necessità di far crescere un cane equilibrato. Soprattutto ci si deve rendere conto che il problema del movimento, del tipo di collare, della pesantezza della catena, della catena scorrevole ecc., sono cose importanti, ma non sono l'elemento basilare che determina il benessere o malessere del cane. Credete forse che abbia finito? No! Dopo vi racconto una storiella (vera) di due cani legati nello stesso cortile. Adesso vado a mangiare. Ciao Denis
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